“Il Governo Lula, che si è concluso in Brasile il 31 dicembre del 2010, si è caratterizzato da bassa inflazione, dalla riduzione della disoccupazione e da costanti record della bilancia commerciale. Ha incentivato le esportazioni, ha diversificato gli investimenti fatti dal BNDES (Banca Nazionale per lo Sviluppo Economico e Sociale), ha stimolato il micro-credito ed ha ampliato gli investimenti nell’ambito dell’agricoltura a carattere familiare attraverso il PRONAF (Programma Nazionale dell’Agricoltura Familiare).
Si è assistito alla produzione record dell’industria automobilistica nel 2005 e alla maggiore crescita reale del salario minimo, che ha favorito il recupero del potere d’acquisto di questa parte di popolazione. Vi è stato un rafforzamento della Petrobras culminato con la rinascita dell’industria navale brasiliana. La classe media è aumentata notevolmente, tanto che tra il 2009 e il 2010 la domanda interna è aumentata dell’8%. Durante la crisi economica mondiale il Brasile ha mostrato risultati migliori rispetto alla maggior parte delle grandi economie mondiali e grazie ai programmi di incentivi del Governo Lula del 2010 il paese è uscito definitivamente dalla crisi mondiale, aspirando a posizionarsi entro le prime sei economie mondiali entro il 2016.
L’insediamento di Dilma Rousseff alla carica di Presidente del Brasile all’inizio del 2011 suscita interrogativi su quanto le sue politiche si discosteranno da quelle del suo predecessore. Il primo nodo da sciogliere è quello dell’apprezzamento continuo del real, senza il quale non sarà possibile mantenere il percorso di crescita dell’economia brasiliana. Il real, che si è apprezzato di circa 40% contro il dollaro statunitense negli ultimi due anni, è una variabile sintesi delle forze e debolezze dell’economia brasiliana. L’apprezzamento del tasso di cambio del real rispecchia, anzitutto, la condizione “emergente” dell’economia brasiliana, condivisa da altri paesi che hanno registrato aumenti significativi del livello di reddito.
In ogni caso, l’economia del Brasile è cresciuta del 7,5% nel 2010, mentre le economie G7, ancora alle prese con gli strascichi della crisi economica internazionale, hanno registrato una crescita soltanto del 2,5%, dopo una decrescita del 3,5% nel 2009. La ripresa è stata favorita dall’inserimento internazionale del Brasile, ancorato sempre di più a rapporti con le nuove potenze economiche e ai rapporti Sud-Sud, soprattutto ai crescenti scambi commerciali con la Cina. Non bisogna trascurare anche un mercato interno sempre più dinamico e che ha visto negli ultimi anni una significativa riduzione della povertà, segnale del potenziale dell’economia brasiliana.
Un altro fattore che ha contribuito in modo non indifferente al riscaldamento del mercato interno è stato l’avvicinamento dell’appuntamento elettorale del 2010. Il Presidente Lula, che in base alla Costituzione non poteva ricandidarsi, ha giocato tutte le sue carte per assicurare l’elezione di Dilma.”