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Quasi 7 miliardi di euro di contributi al sistema forestale entro il 2014

Si prevede che gli investitori esteri, sempre più attratti dalla solidità di questo tipo di investimento, forniscano almeno il 30% del totale

Abbondanza di terra a buon mercato, produttività imbattibile e un mercato in crescita dovrebbero garantire fino a € 7 miliardi di investimenti diretti nel settore forestale brasiliano fino al 2014. Si prevede che gli investitori esteri, sempre più attratti dalla solidità di questo tipo di investimento, forniscano almeno il 30% del totale.

Lo studio dell’agenzia di consulenza specializzata Consufor, che si basa sulle negoziazioni in corso e sulle consulenze dirette agli interessati, scommette che già solo la piantumazione di nuovi arbusti garantirà un contributo di 2,3 miliardi di euro al settore nei prossimi 3 anni.

Gli stranieri, rappresentati da giganti del settore, scommettono nell’investimento a lungo termine per diversificare il portafoglio, ridurre i livelli di rischio ed elevare i margini di ritorno finanziario. I principali gestori dell’area, che gestiscono i fondi di grandi banche e compagnie di assicurazione internazionali, posseggono 500 mila ettari di foresta di pini e eucalipti in Brasile, soprattutto nel Sud del Paese.

Secondo il direttore della Consufor, Marcio Funchal, l’organizzazione di questi investimenti in Brasile è stata tardiva (2001) ma adesso nessuno ha intenzione di rimanerne fuori perché c’è una bella lotta per questi finanziamenti. A parte la concorrenza estera, le imprese nazionali come Florestal Brasil, GMR, Claristal e Vale Florestal si danno da fare per garantirsi uno spazio. I fondi nazionali guardano a questo tipo di coltura per generare contratti di recupero di aree degradate e recupero forestale.

La domanda di cellulosa, carta, siderurgia e pannelli di legno, è in aumento. C’è ancora terra sufficiente per crescere, principalmente in aree degradate che potrebbero essere riconvertite, secondo il direttore-esecutivo dell’Associazione Brasiliana di Produttori di Foreste Piantate (Abraf), Cesar Augusto dos Reis.

In questo scenario positivo, la Consufor stima che ci siano almeno 250 mila ettari che vengono negoziati in questo momento nel Sud e nel Sud-Est tra investitori e imprese del settore. Queste ultime stimano di elevare a 1,44 milioni di ettari l’area di foreste piantate nel Paese fino al 2014.

Secondo Reis, la cui associazione raggruppa 24 delle principali imprese del capitale nazionale e estero, è un calcolo conservatore perché il recupero economico a livello mondiale già permette di prevedere una domanda oltre i 2 milioni di ettari. Per quanto le imprese siano entusiaste delle buone prospettive a lungo termine, mostrano però preoccupazioni sul dibattito relativo alla riforma del Codice Forestale Brasiliano, in vigore dal 1965, e anche verso la possibile limitazione dell’acquisto di terre da parte degli stranieri.

Un mese fa, il Ministro dello Sviluppo Agricolo, Guillherme Cassel, ha affermato che il governo sta pensando di estendere i controlli, fino a revocare la titolarità di aree in possesso di stranieri. Per Marcio Funchal si tratta di dibattiti che inquietano il settore, mentre Cesar Reis afferma che si sono svolti colloqui con il governo per tentare di mitigare l’approccio. Questioni come la classificazione dell’uso del suolo e la mancanza di titolarità degli immobili rurali potrebbero inibire ulteriormente la voracità degli investitori.

In vista dell’ampliamento degli affari, si sono anche formate delle opzioni considerate attraenti per i nuovi investitori. La creazione di società ad hoc tra gli investitori e le industrie tradizionali eliminerebbe gli intermediari e darebbe più fiducia agli affari, secondo i gestori del settore.

A parte ciò, il processo di concessione delle foreste pubbliche da parte del governo federale, il cui potenziale raggiunge i 6,5 milioni di ettari delle aree native del Paese, funziona come una potente attrattiva per i gestori di attivi. Gli stranieri hanno molti interessi in questa operazione, che permette l’affitto di foresta per 40 anni. Per lo meno 4,5 milioni di ettari di queste aree si trovano in Amazzonia.

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