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Investimenti Italiani in Brasile

da Guida al Mercato - ICE San Paolo

Nel 2008 gli IDE hanno raggiunto la cifra record di 44 miliardi di dollari. Se si escludono le piazze finanziarie internazionali (Lussemburgo, Paesi bassi, Cayman Islands, etc.) i principali Paesi da cui provengono gli investimenti sono Stati Uniti, Giappone, Spagna e Francia. L’Italia con 326 milioni di dollari si è collocata nella parte medio-bassa della classifica, ben al di sotto anche di Germania e Portogallo (con circa 1 miliardo di dollari ciascuno).
Tuttavia questo dato è poco significativo, in quanto una parte significativa degli investimenti italiani arriva attraverso società controllate che hanno sede in altri paesi come Olanda, Lussemburgo, Regno Unito.

Finora gran parte del sistema produttivo italiano ha puntato prevalentemente ad un aumento dell’export verso il Brasile, senza utilizzare appieno le opportunità derivanti dallo stabilimento in loco di attività economiche. I margini di crescita del nostro export appaiono oggettivamente limitati a causa della progressiva industrializzazione e specializzazione brasiliana. Ne deriva che, come hanno compreso i nostri principali concorrenti, occorre rafforzare la presenza in loco attraverso partenariati con imprese brasiliane se si vuole continuare a crescere su questo mercato dalle enormi potenzialità.

La quota di investimenti italiani, se confrontata con quella di altri Paesi, può sembrare modesta. Però alla luce dei limiti strutturali del sistema produttivo italiano, la cui dimensione aziendale rappresenta un grosso ostacolo per generare processi consistenti e diffusi nel tempo di investimenti esteri, dimostra un rinnovato interesse verso il Brasile e, soprattutto una modifica di atteggiamento nei confronti dei mercati esteri. Le imprese italiane, anche quelle di dimensioni medio piccole, stanno lentamente percependo ed assimilando il concetto secondo cui un approccio “mordi e fuggi” verso i mercati internazionali non è più redditizio. È necessario cominciare a strutturarsi, concepire piani di sviluppo di medio/lungo periodo per essere presenti sui mercati esteri e fronteggiare la concorrenza internazionale.

Attualmente casi di eccellenza si riscontrano tra le aziende di grandi dimensioni nei vari settori della struttura produttiva del nostro paese, che pionieristicamente si sono stabilite in Brasile in tempi in cui gran parte del nostro sistema produttivo non aveva ancora raggiunto la maturità necessaria per affrontare le sfide globali e che progressivamente hanno esercitato un effetto traino sul resto dell’industria italiana.
In particolare, nel settore della meccanica, la FIAT, che si è stabilita in Brasile da oltre 50 anni con impianti produttivi della FIAT Auto, ha portato con sé Teksid, Magneti Marelli, Comau, CNH.
Via via nel tempo si sono aggiunti partner come Brembo, leader mondiale nel settore dei freni. IVECO, che in occasione della scorsa edizione della fiera LAAD di Rio de Janeiro, ha firmato un accordo con l’esercito brasiliano per la produzione di un mezzo anfibio, ma che è presente anche con camion per uso civile, sua naturale vocazione.
La SOGEFI Filtri, leader mondiale nella fabbricazione e commercializzazione di componenti dell’automotive per l’equipaggiamento originale e per l’aftermarket. Finmeccanica, presente in Brasile con
Agusta e Telespazio.
La Pirelli pur avendo deciso di abbandonare il settore cavi, si sta rafforzando in America del Sud e continua i piani di investimento in Brasile, in cui ha festeggiato proprio quest’anno gli ottanta anni di presenza industriale e commerciale. Secondo il piano industriale 2009-2011, il gruppo investirà nel Paese sudamericano 200 milioni di dollari, che vanno ad aggiungersi ai 100 milioni già investiti lo scorso anno. Un terzo dei 300 milioni di dollari andranno all’innovazione tecnologica degli impianti e i due terzi restanti all’incremento della capacità produttiva. Nel settore degli pneumatici deve essere citato anche il gruppo Marangoni, che ha impiantato la propria unità di produzione nello stato del Minas Gerais.

Nell’industria pesante, un altro gruppo pioniere è il Gruppo Industriale Maccaferri. Nel 1974, ha inaugurato la prima fabbrica nello stato di San Paolo, la sua prima fabbrica dell’America Latina e oggi sta intensificando le attività di mercato, avendo come base la sua competenza tecnica e l’esperienza centenaria per le soluzioni per ingegneria geotecnica, idraulica e di protezione dell’ambiente.

Nel settore dei servizi le Generali operano in Brasile dal 1925.
Nelle telecomunicazioni Telecom è diventata in questi ultimi tempi una realtà importante in Brasile, e ha annunciato nuovi investimenti di circa 3 miliardi di euro per i prossimi tre anni dopo aver ottenuto il definitivo via libera del regolatore brasiliano ad operare in Brasile. Tali investimenti andranno ad aggiungersi ai quasi 4 miliardi di euro finora investiti dall’ingresso in questo Paese nel 1997. L’azienda ha anche recentemente acquisito l’operatore brasiliano Intelig a dimostrazione della volontà di rafforzare la presenza sul mercato brasiliano.

Il Gruppo Marcegaglia, uno dei maggiori gruppi industriali nella trasformazione dell’acciaio, si è stabilito in Brasile nel 1999 con un investimento di 30 milioni di dollari. È entrato in funzione nell’ottobre del 2000, a Guariva, nello Stato di Santa Caterina, per la produzione di tubi per refrigerazione ed altri componenti per l’industria dei refrigeratori. Nel 2010 è prevista la conclusione della terza fase di ampliamento del Gruppo in Brasile, ciò permetterà un aumento del 900% nel giro d’affari, che in appena 10 anni di attività passerà da 30 milioni di dollari a più di 300 milioni. La crescita, include anche la costruzione di Marcegaglia City, spazio con tutta l’infrastruttura necessaria per sistemare fino a 10 mila persone, tutte dipendenti del Gruppo.
Nello stato di San Paolo, invece, si è stabilito un altro importante gruppo italiano, la
Fonderia Regali.
Più recentemente, nel 2007, la fabbrica del gruppo italiano Mossi & Ghisolfi si è installata in Brasile per la produzione dell'intera catena del poliestere. In particolare la fabbrica di pet del gruppo italiano ubicata in Pernambuco è la più grande al mondo. Gli investimenti complessivi di oltre un miliardo di euro, prevedono quattro unità produttive nel settore della plastica.
Nella nautica è importante citare la Ferretti, localizzata nello stato di San Paolo, e Rodriguez Cantieri Navali nello stato di Rio de Janeiro.

Nell’agroalimentare, posizioni interessanti sono state conquistate dalla Ferrero, dalla Campari, dalla Perfetti e recentemente dalla Lavazza che intende radicarsi più a fondo sul territorio brasiliano.

È dinamica la presenza italiana anche nel settore dell’energia. È recente ma sostanzioso l’interesse del gruppo Api per il Brasile. Nello scorso aprile, l’amministratore delegato dell’Api, Ferdinando Brachetti Peretti, ha costituito una società mista in Brasile per la produzione ed esportazione in Italia di olio vegetale (olio di “Jatropa”) a fini di generazione di energia e produzione di biocombustibili.
La Saipem, la società di servizi petroliferi che fa capo ad ENI, sarà chiamata ad installare una piattaforma per l’estrazione di metano nel bacino di Santos, grazie al contratto di 70 milioni di dollari che ha firmato con il gruppo petrolifero brasiliano Petrobras. La Socoterm, mirando al proprio consolidamento nel mercato del petrolio e del gas, si è impiantata in Brasile per produrre rivestimenti interni ed esterni anticorrosivi per i tubi.

Nel campo delle concessioni stradali, Impregilo, attraverso il Gruppo Ecorodovias, di cui esercita il co-controllo, ha chiuso con l’Agenzia regolatrice dei Trasporti Pubblici dello Stato di San Paolo il contratto di concessione dell’autostrada Ayrton Senna/Carvalho Pinto per la durata di 30 anni.
La Ceccato, azienda leader nella progettazione e produzione di sistemi di lavaggio per veicoli di ogni tipo, si è aggiudicata una commessa per la fornitura e posa in opera di un impianto progettato per il lavaggio della metropolitana di San Paolo.

Tuttavia in questi ultimi anni, gli investimenti di PMI italiane si sono andati moltiplicando, segno dell’interesse verso il Brasile e delle possibilità economiche che il paese offre per chi si presenti con piani seri e articolati. Difatti, il numero di aziende italiane che ha aperto la filiale brasiliana, tra commerciale e produttiva, è quasi raddoppiato, passando da poco più di 120 ad oltre 300.

Anche se non vi è una presenza produttiva, vi sono degli importanti marchi del sistema della moda italiana come Diesel e Zegna con una presenza commerciale diretta, mentre nel segmento turistico è particolarmente attiva Costa Crociere.
Fino a circa un anno e mezzo fa le ragioni per cui le aziende italiane decidevano di spostare parte o la totalità della loro produzione risiedeva nel fatto che vedevano il Brasile un Paese culturalmente prossimo dall’Italia ed a costi di produzione più bassi. Oggi non è più il basso costo di produzione ad attrarre le imprese, bensì l’opportunità di poter produrre in un mercato protetto in cui la domanda crescente sta offrendo opportunità di conquistare sempre maggior spazio.
Se in passato la maggior parte delle aziende italiane che ha investito in Brasile si è stabilita negli Stati più sviluppati, oggi tale fattore non risulta più preponderante, in quanto molte aziende preferiscono impiantarsi in quegli Stati che offrono piani di incentivi/agevolazioni più attraenti, oppure più vicini a determinati mercati od approvvigionamenti di materie prime. Vi sono poi le aziende piccole e medie dell’indotto che si sono trasferite a seguito dei grandi gruppi industriali e che si sono ben inserite nel contesto locale.

Se il settore automotive è stato quello che nel 2007 ha visto il maggiore afflusso di investimenti italiani (oltre a FIAT, anche Brembo e Zanini hanno annunciato nuovi piani di investimento), non dobbiamo tralasciare il settore dei biocombustibili e delle fonti di energia rinnovabile, che sono oggetto di importanti progetti di investimento, anche a seguito della firma del protocollo EniPetrobras durante la visita del presidente del Consiglio Prodi in Brasile, il 29 di marzo 2007, per la valutazione congiunta di alleanze strategiche nella produzione di biocarburanti e nella produzione di petrolio. Le due società uniranno le proprie tecnologie esclusive per la produzione di biodiesel ed etanolo sia in Brasile che in paesi terzi. L'accordo prevede inoltre la possibilità di commercializzare insieme questi prodotti sui mercati internazionali ed investimenti pari a 480 milioni di dollari nell'installazione di quattro industrie biodiesel nell’arco dei prossimi anni.
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